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L'Altare

L'Arte a Latisana

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La Chiesa della Beata Vergine delle Grazie ha una storia interessante, anche se non antica quanto quella del Duomo.

Sorse a Sabbionera, vicino alla riva del Tagliamento, in prossimità di uno scalo o imbarcadero sussidiario del trafficato porto fluviale di Latisana. Originariamente, cioè, in epoca rinascimentale, aveva un unico altare di pietra, dedicato alla Concezione della Madonna, ma nel corso degli anni il culto devozionale alla "Madonna della Sabbionara" fiorì, non solo nella comunità latisanese ma anche presso i battelanti e le limitrofe popolazioni rivierasche, e la chiesetta venne così ad assumere anche l’appellativo provvidenziale di Santuario della "Beata Vergine delle Grazie" di Sabbionera. L’edificio sacro fu quindi ampliato e fu costruito un attiguo convento francescano, fondato nel 1638.
Il piccolo cenobio visse un lungo periodo di prosperità fino al 20 agosto 1741 quando un furioso incendio ne provocò la drammatica devastazione. Dell’intera struttura rimangono oggi solo la chiesa con la sacrestia.

All’interno, sopra l’altare maggiore, è collocata la bella statua della Madonna col Bambino scolpita dal latisanese Giovanni Costantini. L’altare di sinistra, intitolato al Crocefisso, è adornato da un simulacro ottocentesco, mentre quello a destra, dedicato a Sant’Antonio di Padova, è corredato da un tabernacolo seicentesco, probabile reliquia dell’originale altare maggiore distrutto nel 1741.
Di pregevole fattura è la pala posta sulla parete sinistra, attribuita all’artista udinese Eugenio Pini (1600-1654).
Notevole è la Via Crucis formata da piccole e vivaci acqueforti dell’incisore veneziano Giuseppe Wagner. La cantoria è dotata di un bell’organo, costruito dal friulano Valentino Zanin. In sacrestia sono inoltre conservate varie tele, statue lignee, antichi arredi sacri e numerosi umili ex-voto, segno della fervente devozione della quale il Santuario fu sempre oggetto.
All’esterno, sopra la porta riquadrata in pietra, fu inserita nel 1930 una suggestiva statua della Vergine in trono con Bambino scolpita nel marmo di Carrara dallo scultore latisanese Francesco Ellero. Nel primo dopoguerra fu intrapresa la costruzione di un nuovo campanile alto 27 m. con cella finestrata a bifore romaniche e cuspide poligonale, sormontata da una cupola baroccheggiante.

L'interno della chiesa

Nel 1685, in prossimità della Rocca medievale, al tempo già demolita, ebbe inizio la costruzione del Monastero delle Terziarie Francescane di Latisana, intitolato a S. Antonio di Padova e dell’attigua chiesa. Fino alla soppressione il convento latisanese svolse anche le importanti funzioni sociali di convitto femminile e di assistenza sanitaria per i poveri. Dopo la forzosa soppressione decretata nel 1810, per volontà napoleonica, il convento fu ceduto a privati e subì svariate ristrutturazioni, che ne hanno alterato l’originario aspetto.

La Chiesa, dedicata a Sant’Antonio da Padova, fu parzialmente rimaneggiata verso la metà del Settecento. Durante la prima guerra mondiale rimase a lungo sconsacrata e fu requisita dalle truppe italiane che la utilizzarono come magazzino fino alla ritirata di Caporetto.
A cella rettangolare, possiede tre altari marmorei, realizzati da anonimi maestri veneti del Settecento.
L’altare maggiore, di composizione elaborata, è decorato con la pala raffigurante il Transito di San Giuseppe, Madonna con Bambino e i Santi Antonio di Padova e Chiara, da attribuirsi al Cappella. Intitolato all’Assunta è l’altare di sinistra; dedicato a San Francesco di Paola è l’altare di destra, adornato con una effigie lignea di San Luigi Gonzaga, opera dello scultore latisanese Francesco Ellero. Sulla parete di sinistra è appesa una discreta tela cinquecentesca raffigurante Sant’Antonio Abate al centro di una triade adorante la Vergine, il Bambino e Sant’Anna, con caratteri echeggianti quelli delle scuole del Bassano e del Tintoretto.
Un grazioso campanile, con cella a bifore e caratteristica cupola a cipolla sormonta il tetto della chiesa. La torre è dotata di un bell’orologio meccanico sei-settecentesco. 

Nel 2004, in occasione delle Venticinquennali della Madonna Immacolata, è stato ristrutturato il sagrato, grazie ad un’azione congiunta tra la ditta "Bruno", che ha fornito gratuitamente la manodopera, e l’Amministrazione Comunale, che ha concesso un contributo economico per l’acquisto del materiale. Sul nuovo sagrato, disegnato dall’architetto Dario Formentoni, sono state riprodotte sette elissi che simboleggiano appunto le sette chiese e quindi l’antico Septifanium.

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