Segnalazioni OnLine FVG

GeoSegnalazioni FVG

Impresa in un Giorno

Suap impresa in un giorno

Trasparenza

Amministrazione trasparente

Latisana per il Nord-Est

Latisana per il Nord-Est

Cinema Teatro Odeon

Nel dettaglio gli spettacoli in programma:

Programmazione
Tu sei qui:Home Page Comune Latisana»Vivere la Città»Turismo»Luoghi di culto

L'Arte a Latisana

Dalla fine dei Seicento al crepuscolo del Settecento a Latisana esistevano ben sette chiese consacrate (Septifanuim): Santa Croce, San Giovanni Battista, Sant’Antonio Abate, Beata Vergine delle Grazie, Oratorio del Pio Hospitale, Oratorio dell’Annunziata e Sant’Antonio da Padova, e tre conventi, dei quali due maschili e uno femminile.

Ancora oggi troviamo una struttura che ripropone l’articolato nucleo originario; ai tre più pregevoli ed antichi edifici di culto, il Duomo, il Santuario di Sabbionera e la Chiesa delle Ex-Monache, se ne sono aggiunti altri quattro moderni: il Tempio Gaspari, nella seconda metà dell’Ottocento, la Chiesa di Sant’Anna (Paludo), la Cappella dell’Ospedale Civile e la Chiesa della Madonna della Strada (Crosere), in tempi più recenti.

Il Duomo
Il Duomo

Il Duomo, dedicato a San Giovanni Battista, è la più importante tra le chiese di Latisana. Ristrutturato e consacrato nel suo attuale assetto architettonico nel 1760, risale al XVI secolo. Molto più antica è però la fondazione di una Pieve, di identica dedicazione, citata nei documenti fin dal XIV secolo. L’edificio cinquecentesco aveva una maestosa facciata animata da un bel portale, un suggestivo rosone e due ampie monofore.
Nel settembre 1750 fu deliberato di eseguire una completa ristrutturazione della chiesa, che assunse così l’attuale fisionomia classicheggiante. La facciata subì un radicale rimaneggiamento e il corpo di fabbrica fu notevolmente allungato. L’interno, a navata unica, in stile rinascimentale, fu articolato in sei cappelle con relativi altari di marmo policromo, presbiterio con altare marmoreo, abside poligonale e volta a botte con crocere in corrispondenza delle cappelle maggiori.
Oggi, dopo i rifacimenti resi necessari dai danni provocati dalle due guerre mondiali, possiamo ancora ammirarne la lineare struttura e le tante prestigiose opere conservatevi. Del XVI secolo sono la pala del Battesimo di Cristo di Paolo Caliari detto il Veronese, la Sacra Famiglia tra i Santi Biagio e Valentino di Giovanni Battista de Grassi e l’olio su tela raffigurante la Trasfigurazione di Marco Moro.
Tra le tre, la più importante e senz’altro la più celebre, considerata dalla critica una delle più belle opere del maestro, è il Battesimo di Cristo, eseguita dal Veronese nel 1566-67 ed allora collocata nell’altare maggiore il 27 giugno del 1567.
Dello stesso secolo è il Cristo Crocefisso dello scultore Andrea Fosco da Faenza, autore anche dello splendido marmoreo altare maggiore.

Nel corso del tempo ulteriori opere si sono aggiunte: "Gloria e Transito di San Giuseppe" di Giuseppe e Luigi Filipponi (1892), "Predicazione" e "Decollazione del Battista" di Giovanni Carlo Bevilacqua (1823), "Virtù Cardinali" di artista anonimo, "Buon Pastore" e "Sinite parvulos venire ad Me" di Francesco Barazzutti (1904) e la moderna Via Crucis di Lionello Galasso (1967).
L’organo di Pietro Nacchini è stato collocato nel 1758.
Al Duomo è affiancato il campanile alto 53 metri, con pianta quadrata; alla sommità si nota la cella campanaria con trifore e archi in marmo, sormontata da una cupola ottagonale sopra la quale è inserita una croce in ferro battuto alta 3 metri.

L'Altare

La Chiesa della Beata Vergine delle Grazie ha una storia interessante, anche se non antica quanto quella del Duomo.

Sorse a Sabbionera, vicino alla riva del Tagliamento, in prossimità di uno scalo o imbarcadero sussidiario del trafficato porto fluviale di Latisana. Originariamente, cioè, in epoca rinascimentale, aveva un unico altare di pietra, dedicato alla Concezione della Madonna, ma nel corso degli anni il culto devozionale alla "Madonna della Sabbionara" fiorì, non solo nella comunità latisanese ma anche presso i battelanti e le limitrofe popolazioni rivierasche, e la chiesetta venne così ad assumere anche l’appellativo provvidenziale di Santuario della "Beata Vergine delle Grazie" di Sabbionera. L’edificio sacro fu quindi ampliato e fu costruito un attiguo convento francescano, fondato nel 1638.
Il piccolo cenobio visse un lungo periodo di prosperità fino al 20 agosto 1741 quando un furioso incendio ne provocò la drammatica devastazione. Dell’intera struttura rimangono oggi solo la chiesa con la sacrestia.

All’interno, sopra l’altare maggiore, è collocata la bella statua della Madonna col Bambino scolpita dal latisanese Giovanni Costantini. L’altare di sinistra, intitolato al Crocefisso, è adornato da un simulacro ottocentesco, mentre quello a destra, dedicato a Sant’Antonio di Padova, è corredato da un tabernacolo seicentesco, probabile reliquia dell’originale altare maggiore distrutto nel 1741.
Di pregevole fattura è la pala posta sulla parete sinistra, attribuita all’artista udinese Eugenio Pini (1600-1654).
Notevole è la Via Crucis formata da piccole e vivaci acqueforti dell’incisore veneziano Giuseppe Wagner. La cantoria è dotata di un bell’organo, costruito dal friulano Valentino Zanin. In sacrestia sono inoltre conservate varie tele, statue lignee, antichi arredi sacri e numerosi umili ex-voto, segno della fervente devozione della quale il Santuario fu sempre oggetto.
All’esterno, sopra la porta riquadrata in pietra, fu inserita nel 1930 una suggestiva statua della Vergine in trono con Bambino scolpita nel marmo di Carrara dallo scultore latisanese Francesco Ellero. Nel primo dopoguerra fu intrapresa la costruzione di un nuovo campanile alto 27 m. con cella finestrata a bifore romaniche e cuspide poligonale, sormontata da una cupola baroccheggiante.

L'interno della chiesa

Nel 1685, in prossimità della Rocca medievale, al tempo già demolita, ebbe inizio la costruzione del Monastero delle Terziarie Francescane di Latisana, intitolato a S. Antonio di Padova e dell’attigua chiesa. Fino alla soppressione il convento latisanese svolse anche le importanti funzioni sociali di convitto femminile e di assistenza sanitaria per i poveri. Dopo la forzosa soppressione decretata nel 1810, per volontà napoleonica, il convento fu ceduto a privati e subì svariate ristrutturazioni, che ne hanno alterato l’originario aspetto.

La Chiesa, dedicata a Sant’Antonio da Padova, fu parzialmente rimaneggiata verso la metà del Settecento. Durante la prima guerra mondiale rimase a lungo sconsacrata e fu requisita dalle truppe italiane che la utilizzarono come magazzino fino alla ritirata di Caporetto.
A cella rettangolare, possiede tre altari marmorei, realizzati da anonimi maestri veneti del Settecento.
L’altare maggiore, di composizione elaborata, è decorato con la pala raffigurante il Transito di San Giuseppe, Madonna con Bambino e i Santi Antonio di Padova e Chiara, da attribuirsi al Cappella. Intitolato all’Assunta è l’altare di sinistra; dedicato a San Francesco di Paola è l’altare di destra, adornato con una effigie lignea di San Luigi Gonzaga, opera dello scultore latisanese Francesco Ellero. Sulla parete di sinistra è appesa una discreta tela cinquecentesca raffigurante Sant’Antonio Abate al centro di una triade adorante la Vergine, il Bambino e Sant’Anna, con caratteri echeggianti quelli delle scuole del Bassano e del Tintoretto.
Un grazioso campanile, con cella a bifore e caratteristica cupola a cipolla sormonta il tetto della chiesa. La torre è dotata di un bell’orologio meccanico sei-settecentesco. 

Nel 2004, in occasione delle Venticinquennali della Madonna Immacolata, è stato ristrutturato il sagrato, grazie ad un’azione congiunta tra la ditta "Bruno", che ha fornito gratuitamente la manodopera, e l’Amministrazione Comunale, che ha concesso un contributo economico per l’acquisto del materiale. Sul nuovo sagrato, disegnato dall’architetto Dario Formentoni, sono state riprodotte sette elissi che simboleggiano appunto le sette chiese e quindi l’antico Septifanium.

La chiesa di Sant’Antonio di Padova si rivela come un piccolo scrigno di capolavori d’arte. Alla prestigiosa attribuzione al prestigioso pennello di Jacopo e Domenico Tintoretto della magnifica pala cinquecentesca raffigurante Sant’Anna, Madonna col Bambino, Triade agostiniana e Donatore ha fatto seguito la bellissima novità della scoperta di un altro capolavoro. Un autorevole studio critico ha infatti perorato in modo rigoroso l’attribuzione della splendida pala dell’altare maggiore, raffigurante La Sacra Famiglia e i Santi Antonio di Padova e Chiara, all’opera del pittore polesano Mattia Bortoloni. Un capolavoro è definito questo dipinto, realizzato da un pittore ora unanimemente riconosciuto dalla critica d’arte nazionale e internazionale come uno dei grandi artisti veneti del Settecento. Il dipinto è stato datato agli anni Trenta del Settecento, periodo della piena maturità dell’artista dalla pittura finissima, ed è l’unico di Bortoloni in Friuli.

La Chiesa di Sant’Anna è la più recente tra le chiese della Pieve di Latisana. Costruita in via Tisanella negli anni 1957 - 58, per assecondare le necessità di un quartiere in continuo aumento demografico, su progetto dell’ingegner Zatti e del geometra Costantini, presenta una linea architettonica geometrica semplice, ad aula rettangolare, con altare unico. Nel 1962 è stata integrata con un Oratorio per la Gioventù e successivamente ampliata. Le campane, posizionate su di una torre stilizzata che sormonta la chiesa, provengono dalla demolita Chiesa dell’Annunziata: quella grande, nota mi, fusa nel 1890 e la piccola, nota fa, nel 1665.

Il Tempio sorge nel parco omonimo e fu eretto nel XIX secolo su un progetto dell’architetto udinese Andrea Scala. Si tratta di un monumento sepolcrale fatto costruire da Rosa de Egregis Gaspari (colei che fondò l’asilo che tuttora porta il suo nome) in memoria del marito Gaspare Luigi Gaspari, agronomo e benefattore latisanese. Inaugurato nel 1866, il Tempio rispetta i canoni dell’architettura neoclassica ed è caratterizzato da una pianta centrale circolare, sovrastata da una cupola semisferica. L’ingresso è incorniciato da un pronao architravato con frontone triangolare. All’interno, in una nicchia alta otto metri e protetta da un elegante e fregiato cancello in ferro, è l’arca funeraria con la statua del defunto a cui fa da coronamento un angelo. Entrambe le sculture, dell’artista sandanielese Minisini, sono state mutilate durante la Prima Guerra Mondiale. Dietro il piccolo altare, una scaletta marmorea conduce nella cripta dove sono stati deposti Gaspare Luigi Gaspari, la moglie Rosa e il loro unico figlio Diodato, morto poche ore dopo la nascita.

La Cappella dell’Ospedale di Latisana appartiene all’Azienda per i Servizi Sanitari n. 5 "Bassa Friulana". Nel 1912, dopo il trasferimento dal centro in via Sabbionera, la cappella venne allestita al pianterreno, in una stanza convenientemente adattata di quello che allora si chiamava "Ospedale Civile Regina Elena di Latisana". Nel 1963 fu promossa la costruzione della Chiesetta attuale grazie alla solerte azione di un Comitato esecutivo e al sostegno economico di offerte popolari.

La Chiesa, addossata alla struttura dell’Ospedale, fu progettata dall’architetto Vignaduzzo e dal geometra Siviero. Presenta una pianta quadrata semplice con volta a quattro spioventi ed un campanile a vela di piccole dimensioni. Di pregio, all’interno, la tela raffigurante la "Madonna della Cintura" di anonimo pittore friulano, oggetto di un recente e accurato restauro, e una effigie lignea policroma dell’Immacolata Concezione, opera del cardinale e scultore Celso Costantini, radicalmente restaurata nel 1991.
All’esterno della Cappella, nel 1996, è stata allocata una mirabile statua bronzea di Padre Pio da Pietralcina, dello scultore Lionello Galasso.

Nella borgata di Crosere, per volontà degli allora parroci don Baradello e don Stel e della popolazione del quartiere, che ne ha sostenuto la spesa, è sorta la Chiesetta della Madonna della Strada. Consacrata nel 1961, e realizzata su progetto del geometra Milocco, si compone di una cella rettangolare con altare unico. All’esterno, sul timpano, un mosaico della Scuola Musaicisti del Friuli raffigura la Madonna su di un luminoso sfondo dorato.

(liberamente tratto da "LATISANA. Storia e arte del Septifanium" di Vinicio Galasso)