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Latisana per il Nord-Est

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Storia della Comunità

L’origine romana di Latisana è attestata dal suo nome prediale, ossia derivato da quello del colono romano Atisius o Tisius, verosimilmente un ex legionario di rango, al quale fu assegnato un fondo durante il periodo della centuriazione dell’agro aquileiese. Il nucleo abitato si formò e poi si sviluppò nelle immediate vicinanze della mutatio (stazione di posta) denominata Apicilia o Da Pacilia, sorta lungo la via Annia, che collegava le città romane di Iulia Concordia e Aquileia, e prossima a un guado o passaggio pontile su un ramo del fiume Tagliamento.

Nel contesto del Friuli la storia di Latisana è unica sia sotto il profilo civile, per la dominazione feudale fino all’avvento di Napoleone, esercitata prima dai conti di Gorizia e poi da famiglie patrizie veneziane, che religioso, per l’appartenenza dapprima al patriarcato di Aquileia e poi a quello di Grado e Venezia fino al 1818. Nei momenti felici e nelle sventure più tragiche Latisana è indissolubilmente segnata dal legame col fiume Tagliamento, il cui corso mutò profondamente lungo il fluire dei secoli, soprattutto nel primo millennio dell’era cristiana. Quando gli eventi naturali scatenarono il suo carattere torrentizio, esso si manifestò ferox et rapax, come lo definì uno storico seicentesco. Le notizie documentate su Latisana si dipanano a partire dal secolo XI e possono essere compendiate in tre periodi: dominazione dei conti di Gorizia, dipendenza feudale sotto la Repubblica Veneta, ottocento e novecento.

Dominazione Goriziana

Latisana compare ufficialmente sullo scenario della storia il 17 luglio 1072 con la presenza del cavaliere Marquardo di Latisana nel seguito del patriarca di Aquileia Sigeardo, già cancelliere del’imperatore Enrico IV e conte di Peilstein. Questa ascendenza nobiliare è prodroma dell’aspetto caratterizzante il tardo medioevo latisanese: la dominazione feudale goriziana. Nel periodo della ripresa economica del Friuli dopo le tragiche incursioni degli ungheri, la naturale vocazione di Latisana come porto fluviale attrasse l’interesse dei conti di Gorizia, che ne divennero i feudatari. Essi incentivarono l’attività portuale e il borgo di Latisana, riferito anche come PortoLatisana, visse sotto il loro dominio tre secoli di floridezza. Per proteggerlo essi lo trasformarono in un castrum, circondato da una cinta muraria lambita da una canalizzazione ad arco derivata dal fiume. PortoLatisana fu un terminale privilegiato specialmente per le relazioni marittime di uomini d’arme, viaggiatori e mercanti tedeschi; per esso passarono anche gli imperatori Corrado IV e Roberto e il papa Gregorio XII. Nell’ampio paniere delle merci in transito fra la Repubblica di Venezia e l’Oltralpe un elemento di grande importanza e pregio fu il sale.

I traffici di PortoLatisana portarono cospicue entrate doganali ai conti di Gorizia, in costanti difficoltà finanziarie a causa della loro rissosa politica nei confronti del patriarca di Aquileia (che pose l’assedio a Latisana nel 1340 e 1345) e delle varie fazioni dei nobili feudatari friulani. Verso la fine del secolo XII i conti di Gorizia per impinguare le loro casse, in aperta concorrenza con le monete patriarcali e veneziane, coniarono anche il denaro di Latisana. Di questa preziosa e rarissima moneta d’argento sono stati censiti otto esemplari, che presentano diverse varianti di conio nel dritto e nel rovescio. L’esemplare, di proprietà della locale filiale della Banca FriulAdria e qui riprodotto, è di tipo scodellato, diametro mm 21 e peso 1 grammo. Nel dritto è rappresentato un tempio sostenuto da 5 colonne e 4 archi e nel rovescio un prelato assiso su un faldistorio ornato di leoni. Porta l’iscrizione PORTVMTE SANA. L’emissione di questa moneta testimonia una fervida attività portuale e mercantile ed è un tassello fascinoso della storia medievale di Latisana.

I rapporti feudali fra la comunità di PortoLastisana, denominata università, ed i conti di Gorizia furono regolati da uno Statuto, ratificato a Verona nel 1245 dall’imperatore Federico II. Su questa base concordataria, il comune medievale di Latisana era retto da un gastaldo di nomina comitale, assistito da giudici, massari e consiglieri designati dal popolo. Specchio di relazioni talvolta assai conflittuali è il giuramento di fedeltà preteso dal conte Mainardo IV e prestato solennemente dai rappresentanti del popolo di Latisana nella chiesa di Santa Croce, che sorgeva al centro del castrum, il 16 ottobre 1368. Un avvenimento notevole sotto l’aspetto religioso è il passaggio della pieve nel 1180 dal patriarcato di Aquileia a quello di Grado, assorbito poi da quello di Venezia.

Epoca Veneta

Con la conquista veneziana del Friuli nel 1420 si chiuse il periodo della dominazione goriziana sulla Terra di Latisana, che dopo alcuni passaggi di proprietà fu acquistata nel 1457 da Bartolomeo Vendramin, un esponente del potente casato veneziano e il cui padre Andrea fu eletto doge. Aspetto notevole: questa Terra non fu incorporata nella Patria del Friuli, retta dal luogotenente di stanza a Udine, ma tramite i suoi padroni veneziani dipese direttamente dal Senato della Serenissima.

I Vendramin ne furono i proprietari esclusivi fino al tardo Cinquecento, poi il feudo fu progressivamente frazionato in 24 parti o carati e il consorzio dei compatroni lo governò affidandone annualmente la gestione a due o tre suoi membri, chiamati giurisdicenti in anno. Questi a loro volta delegavano le funzioni amministrative, giudiziarie e di ordine pubblico a un capitano, un cancelliere e tre giudici popolari. La comunità o università continuò ad avere un proprio consiglio, che svolgeva mere funzioni di proposta da sottoporre ai giurisdicenti. In questo periodo furono incentivati l’allevamento, in particolare di cavalli di razza pregiata, e la produzione agricola.

Il declino della potenza di Venezia, accompagnato dalla crescente importanza dei vicini porti marittimi e fluviali, provocò un lento ma inarrestabile calo del volume dei traffici mercantili lungo il Tagliamento, che mantennero fino alla fine del Seicento una certa vivacità soltanto per lo smistamento del legname proveniente dalla Carnia e diretto all’arsenale di Venezia. Al momento del crollo della Repubblica Veneta i traffici erano pressoché scomparsi.

Un aspetto notevole di Latisana sotto il profilo religioso nei secoli XVII e XVIII è il suo configurarsi come un Septifanium, ossia un luogo dove erano presenti ed officiate sette chiese: San Giovanni Battista, Santa Croce, Sant’Antonio Abate (con l’annesso convento di frati agostiniani), Madonna della Sabbionera (con l’annesso convento di frati minori francescani), Oratorio del Pio Ospitale, Oratorio dell’Annunziata e Sant’Antonio di Padova (con l’annesso convento di terziarie francescane).

Ottocento e Novecento

Le aquile francesi di Napoleone, che nel 1797 provocarono la caduta della Serenissima, posero fine anche alla dominazione feudale veneziana su Latisana. Essa fu incorporata dapprima nel Dipartimento di Passariano del Regno Italico e poi nella Provincia del Friuli del Regno Lombardo-Veneto. L’ultimo cordone ombelicale che univa Latisana e Venezia, quello ecclesiastico, fu tagliato nel 1818 col passaggio della pieve dal patriarcato di San Marco al vescovato di Udine.

Il Tagliamento, che nei secoli precedenti aveva provocato gravissimi danni al borgo con frequenti esondazioni, nel 1800 mostrò a Latisana tutta la sua rapacità, atterrando la borgata del Passo e riducendola a parte del suo letto. Rimedio parziale fu posto dagli austriaci verso il 1820 con l’erezione di un’arginatura del fiume da Canussio a Bevazzana. Ma in seguito il Tagliamento più volte e rovinosamente si abbattè contro questo diaframma.

Numerosi furono i patrioti latisanesi che parteciparono alle vicende risorgimentali, tra essi anche le due camicie rosse garibaldine Coriolano Gnesutta e Paolo Scarpa e il generale Carlo Alberto Radaelli. Col plebiscito dell’ottobre 1866 Latisana unitamente a parte del Friuli fu annessa al sabaudo Regno d’Italia.

Il transito pericoloso per uomini e carriaggi fra le due sponde del Tagliamento tramite il vetusto passo a barca ancorata ad un verricello cessò nel 1873 quando fu costruito un ponte carrozzabile di legno. Quindici anni dopo entrò in esercizio la linea ferroviaria fra Portogruaro ed Udine. Sotto l’amministrazione italiana migliorarono le condizioni economiche, la sanità e l’istruzione pubblica.

Durante la prima guerra mondiale anche Latisana, con tutto il Friuli, patì un durissimo anno di occupazione austroungarica e molti suoi figli perirono combattendo per la Patria. La sua lenta ma sensibile ripresa nel dopoguerra fu bruscamente arrestata dallo scoppio del secondo conflitto mondiale. L’importanza strategica dei ponti sul Tagliamento, stradale e ferroviario, ridusse i paesi dirimpettai di Latisana e San Michele a bersaglio mirato dei bombardieri angloamericani e fece di essi due paesi martiri. Immani furono le devastazioni e si pianse un gran numero di vittime civili, in particolare nel maggio 1944. Il nuovo sforzo di ricostruzione fu poi tragicamente interrotto dalle alluvioni del 2 settembre 1965 e 4 novembre 1966. Ancora i volta i latisanesi, oltraggiati dal loro amato-odiato fiume, si rimboccarono le maniche e diedero tenacemente l’avvio a una nuova rinascita. Due sono gli ultimi cambiamenti da registrare sotto il profilo giurisdizionale: il distacco della frazione di Lignano, con istituzione del comune autonomo di Lignano Sabbiadoro nel 1959, e l’incorporazione del comune nella Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia nel 1963.

Latisana oggi

Attualmente risiedono a Latisana 14.058 abitanti (al 30.09.2011), ripartiti tra il capoluogo e le frazioni di Latisanotta (a nord), Gorgo, Pertegada, Aprilia Marittima e Bevazzana (a sud). La collocazione geografica, al confine fra Veneto e Friuli, prossima alle spiagge di Bibione e Lignano Sabbiadoro, ha favorito lo sviluppo di Latisana come il maggiore centro commerciale dalla Bassa Friulana. La sua spiccata vocazione turistico-nautica, privilegiata da un suggestivo ambiente naturale, è stata promossa dai moderni insediamenti polifunzionali di Aprilia Marittima, che con 3 darsene e oltre 2.500 posti-barca è classificata come il più importante porto turistico dell’alto Adriatico. Nell’ambito comunale operano 250 strutture commerciali (al 30.09.2011), in grado di soddisfare un ampio ventaglio di domande merceologiche. Altri elementi fondamentali dell’economia locale sono la produzione vinicola, l’artigianato, il terziario e le molteplici attività dell’indotto delle vicine località balneari. Centro mandamentale, Latisana dispone di servizi pubblici di primario interesse: uffici finanziari, giudice di pace, ospedale civile, comando compagnia dei carabinieri e della guardia di finanza, distaccamento dei vigili del fuoco e nucleo della protezione civile.

Cronologia essenziale

  • 333 d.C. citazione della mutatio Apicilia
  • 17 luglio 1072 prima attestazione documentaria del toponimo Latisana
  • 24 luglio 1180 passaggio della Pieve di Latisana dal Patriarcato di Aquileia a quello di Grado
  • 13 luglio 1245 Federico II ratifica l’accordo fra l’Università di PortoLatisana e il conte di Gorizia
  • dicembre 1340 assedio di Latisana da parte del patriarca Bertrando
  • 6 giugno 1360 prima citazione del Comune di Porto Latisana
  • 7 giugno 1412 il Comune di Latisana si consegna ai Veneziani
  • 8 ottobre 1451 passaggio della Pieve sotto il Patriarcato di Venezia
  • 2 giugno 1524 prima citazione dell’Ospedale dei Poveri
  • 1797-1805 occupazioni francese e austriaca
  • 25 dicembre 1805 incorporazione nel Regno Italico
  • giugno 1814 incorporazione nel Regno Lombardo-Veneto
  • 1° maggio 1818 passaggio della Pieve sotto il Vescovato di Udine
  • ottobre 1838 fondazione del Civico Ospitale
  • 30 settembre 1866 prima adunanza elettorale comunale italiana
  • 21 ottobre 1866 plebiscito di annessione al Regno d’Italia
  • 1917-1918 occupazione austroungarica
  • 10 ottobre 1943 incorporazione nel Litorale Adriatico del Terzo Reich
  • 1° maggio 1945 arrivo degli alleati
  • 7 aprile 1946 elezioni comunali col suffragio esteso anche alle donne
  • 21 luglio 1959 costituzione del Comune di Lignano Sabbiadoro
  • 31 gennaio 1963 incorporazione nella Regione Autonoma Friuli Venezia-Giulia.

Personaggi notevoli

  • Marquardo, cavaliere del patriarca Sigeardo (1072)
  • fra Leonardo, domenicano, scopritore delle reliquie longobarde (1242)
  • Nicolò di Lupico, cancelliere del patriarca Gregorio di Montelongo (1252)
  • Guido de Tebaldi, vicario del patriarca Nicolò di Lussemburgo (1351)
  • Giovanni di Latisana, vicario del patriarca Marino Grimani (1529)
  • Trebellio Teodosio, notaio e latinista (1567†)
  • Vendramin Elena, benefattrice (1523-1575)
  • Gattinoni MarcAntonio, notaio e commediografo (1633†)
  • Morossi Gasparo, benefattore (1589-1660)
  • padre Morossi Agostino, generale dei frati minori francescani (1629-1713)
  • Donati Baldassare, ufficiale dell’esercito imperiale (1664-1713)
  • Morossi Francesco, ufficiale dell’esercito imperiale (1666-1749)
  • abate Valentinis Matteo, retore e verseggiatore (1710-1781)
  • Gallo Marsilio, agrimensore (1717-1794)
  • Bottari Giovanni, agronomo (1758-1814)
  • Donati Filippo, memorialista (1762-1826)
  • mons. Fontanini Carlo, vescovo di Concordia (1766-1848)
  • Gaspari Gaspare Luigi, agronomo e filantropo (1772-1854)
  • Arrigo Luigi, benefattore (1777-1866)
  • de Egregis Gaspari Rosa, benefattrice (1800-1888)
  • Donati Agostino, benefattore (1806-1887)
  • Gaspari Antonio, patriota risorgimentale (1811-1859)
  • Zorze Cesare, magistrato (1816-1886)
  • Radaelli Carlo Alberto, generale risorgimentale (1820-1909)
  • Valentinis Federico, amministratore pubblico (1827-1899)
  • Milanese Andrea, amministratore provinciale (1830-1902)
  • Monis GioBattista, garibaldino (1839-1898)
  • Gnesutta Coriolano, garibaldino dei Mille (1839-1887)
  • Scarpa Paolo, ingegnere, garibaldino dei Mille (1839-1923)
  • Zuzzi Leonardo, notaio, garibaldino (1842-1939)
  • Scala Donati Teresa, benefattrice (1848-1936)
  • Antonini Marco, pittore (1853-1941)
  • Tonizzo Angelo, compositore (1854-1943)
  • Valentinis Gualtiero, memorialista (1858-1937)
  • Bertoli Angelo, pubblicista (1861-1945)
  • Gaspari Maria, benefattrice (1868-1946)
  • Costantini Giovanni, scultore (1875-1917)
  • Cassi Gellio, letterato (1877-1961)
  • Gregorutti Pier Antonio, capitano, m.o.v.m. (1915†)
  • Ellero Francesco, scultore (1882-1969)
  • Zorzi Carlo Alberto, pittore (1888-1972)
  • Martin Leonida, astronomo (1890-1966)
  • de Carli Ferruccio, scrittore (1894-1983)
  • Galasso Lionello, scultore (1924-2008)
  • Codotto Enea, carabiniere, m.o.v.m. (1955-1981)

(Testo scritto da Vinicio Galasso, con riferimento al suo libro Latisana. Dalle Origini al Duemila)