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Storia e Arte delle Chiese

La composizione del Septifanium, ossia dell’aggregato delle sette chiese che caratterizza Latisana, è cambiata nel corso dei secoli. Quattro antichi edifici sacri - la chiesa di Santa Croce, la chiesa di Sant’Antonio Abate, l’oratorio del Pio Ospitale e l’oratorio dell’Annunziata - sono scomparsi. All’alba del terzo millennio dell’era cristiana formano il Septifanium di Latisana (in scansione temporale): la chiesa di San Giovanni Battista, chiesa della Beata Vergine delle Grazie, chiesa di Sant’Antonio di Padova, Tempio Gaspari, cappella dell’ospedale, chiesa di Sant’Anna e chiesa della Madonna della Strada. Nel seguito sono tratteggiati i più salienti aspetti storici ed artistici di questi sette edifici sacri.

Duomo

La chiesa di San Giovanni Battista, l’attuale duomo di Latisana, fu eretta probabilmente nell’alto medioevo in stile tardoromanico. Un radicale rimaneggiamento in forme gotico-rinascimentali fu operato nel primo Cinquecento dall’architetto Gaspare di Parma. Un’ulteriore ristrutturazione fu eseguita nella seconda metà del Settecento, sotto la supervisione dell’architetto lombardo Luca Andrioli, secondo canoni classicheggianti con elementi barocchi. L’armoniosa facciata della chiesa è ispirata a tipici modelli settecenteschi, ma ha perso la suggestività della facciata cinquecentesca a capanna ingentilita da un rosone e due monofore policrome. L’interno, a navata unica rettangolare, si articola con sei cappelle, tre lungo ciascun lato, e relativi altari di marmi policromi, presbiterio con altare maggiore marmoreo, abside poligonale, volta a botte con crociere in corrispondenza delle cappelle mediane.

Del cospicuo patrimonio artistico custodito in questa chiesa si menzionano gli elementi più significativi. Sopra il primo altare a destra è incorniciata la pala della Sacra Famiglia tra i Santi Biagio e Valentino dell’udinese Giobatta Grassi (1568), allievo del Pordenone, che si segnala per il tono delicato degli incarnati e per le belle lacche delle vesti. Incastonato sopra l’altare mediano di sinistra è il gioiello artistico della chiesa: la grande pala del Battesimo di Cristo di Paolo Veronese (1567), capolavoro di uno dei maestri del Rinascimento. La magnificenza dei questo dipinto è dispiegata appieno nella plasticità a tutto tondo delle figure, nella fragranza del paesaggio e nel gioco articolato di luce naturale e soprannaturale. Da intermediario fra il celebre pittore e i committenti latisanesi funse l’eccellente scultore ligneo Andrea Fosco da Faenza, autore del pregevole Cristo Crocifisso: notevoli la vigoria plastica e la compostezza classica della figura in questa opera scultorea rinascimentale (1566).

Il settecentesco altare maggiore, opera di Giovanni Battista Bettini (1779), è un armonioso complesso barocco di marmo bianco di Carrara, ornato con le imponenti statue degli apostoli San Pietro e San Paolo dello scultore padovano Giuseppe Sabbadini (1789). Sovrasta l’abside la pala della Trasfigurazione, dipinta dal veronese Marco Moro (1595), pregevole tassello del manierismo veneto del tardo Cinquecento.

Corredano degnamente la dotazione artistica della chiesa il maestoso organo settecentesco, strumento musicale di prestigio, dalla sonorità rotonda e robusta, costruito dal celebre maestro organaro dalmata Pietro Nacchini (1758), e le 14 formelle bronzee della Via Crucis di squisita fattura, plasmate con moderno linguaggio stilistico dallo scultore latisanese Lionello Galasso (1968), ispiratosi come modellato al Manzù.

Accanto alla chiesa s’erge il campanile, eretto nel 1923 su progetto dell’ingegnere Ferdinando Calligaris in sostituzione dell’ottocentesca torre abbattuta dalle truppe italiane dopo la ritirata da Caporetto. Svetta fino a 51 metri ed ha pianta quadrata, fusto di mattoni fugati animato da lesene, cella campanaria a trifore, cupola ottagonale culminante con una affusolata lanterna sulla quale è innestata una grande croce di ferro battuto.

Beata Vergine delle Grazie

Questa chiesa è stata edificata verosimilmente verso la metà del Cinquecento per iniziativa di alcuni popolani, devoti di San Gottardo, vicino alla riva del fiume Tagliamento. Il culto mariano in questa chiesa - originariamente chiamata Madonna della Sabbionera e dal primo Ottocento riferita come chiesa della Beata Vergine delle Grazie - fiorì non solo tra la comunità latisanese ma anche presso i battellanti del fiume e le limitrofe popolazioni rivierasche, che ne impetravano i favori celesti e addobbavano la chiesa con riconoscenti ex-voto.

Lungo un arco di 130 anni la sua storia è strettamente concatenata con quella dell’attiguo cenobio dei frati minori francescani, fondato nel 1638 per volontà di fra Vincenzo Mocenigo, un membro dell’eminente casato veneziano, e soppresso dalla Serenissima nel 1769. Oggi del vetusto cenobio rimane soltanto la chiesa. Il suo passato è testimoniato dallo stemma esposto sopra l’architrave del portale, che è la combinazione dello stemma francescano (il braccio nudo di Cristo simbolicamente incrociato col braccio vestito da san Francesco) con quello dei Mocenigo.

L’interno a cella rettangolare semplice comprende tre altari lignei. Sopra il fastoso settecentesco altare maggiore, opera dell’intarsiatore latisanese Antonio Mozzon, è collocata la venerata Madonna col Bambino, effigie lignea dello scultore locale Giovanni Costantini (1914), che ha sostituito l’antico, deteriorato simulacro. Ai suoi lati campeggiano due affreschi parietali di soggetto devozionale mariano eseguiti dal pittore friulano Marco Antonini (primo Novecento). Di pregevole fattura è la pala raffigurante la Vergine, contornata da una schiera di angeli e sovrastante le figure degli imploranti santi Luigi IX re di Francia e Chiara, attribuita all’udinese Eugenio Pini (sec. XVIII). Notevoli sono la scultura lignea settecentesca del Cristo processionale e l’organo ottocentesco del maestro friulano Valentino Zanin. La nicchia lapidea sopra il portale ospita una suggestiva Vergine in trono col Bambino del latisanese Francesco Ellero (1930). Una citazione di rilievo, sotto il profilo della devozione popolare e quello artistico, meritano le due belle statue lignee di anonimo maestro friulano del Seicento raffiguranti San Gottardo vescovo e San Floriano martire, tradizionalmente invocati contro le malattie e le calamità naturali (per motivi di sicurezza, le due statue sono temporaneamente custodite presso la casa canonica). Recente è l’apertura laterale della chiesa con avancorpo porticato.

Sant'Antonio di Padova

Pala tintorettiana della chiesa di Sant'Antonio
Pala tintorettiana della chiesa di Sant'Antonio

Le vicende storico-artistiche di questa chiesa sono intrecciate con quello del contiguo monastero delle suore terziarie francescane, eretto nel 1685 per munifica donazione del facoltoso mercante latisanese Gasparo Morossi (padre di fra Agostino, eletto due volte alla dignità di ministro generale dei frati minori francescani) e soppresso dall’amministrazione napoleonica nel 1810. La tipologia costruttiva del complesso architettonico monastico è ancora ben evidente, nonostante le successive ristrutturazioni.

Sul coronamento della facciata della chiesa, animata da lesene e nicchie, campeggiano tre statue settecentesche raffiguranti l’Immacolata (al centro), Sant’Antonio di Padova (a destra) e San Francesco d’Assisi (a sinistra). L’interno della chiesa, ad aula rettangolare semplice, consta di tre altari settecenteschi di marmo policromo ed è decorato con la pregevole pala La sacra Famiglia con i Santi Antonio di Padova e Chiara, attribuita al Cappella, seguace del Piazzetta (altare maggiore), l’effigie lignea di Maria SS. Assunta, scolpita nel 1914 dal latisanese Giovanni Costantini (altare sinistro), e la statua lignea di San Luigi Gonzaga, realizzata nel 1942 da Francesco Ellero (altare destro). Notevoli sono il grande Cristo Crocifisso, scultura lignea che seppure di maniera emana vigoria plastica e forza espressiva (esposto sulla parete sinistra), le due ante lignee di un preesistente organo con dipinta l’Annunciazione (sulla parete destra) e i due quadri rappresentanti San Gaetano da Thiene e San Francesco di Paola (ai lati dell’ingresso). Originale è il campanile, con cella a bifore, caratteristica cupola a cipolla ed orologio meccanico seicentesco con quadrante unico e sola lancetta delle ore.

Completano il patrimonio artistico due elementi custoditi nel coro. Su una parete laterale è appesa una scarna Croce processionale con i simboli della Passione di Cristo, proveniente dal soppresso oratorio dell’Annunziata. La parete centrale ospita una pala votiva tardocinquecentesca raffigurante Sant’Anna, Madonna col Bambino, Triade Agostiniana e Donatore. Per i suoi peculiari elementi figurativi e stilistici la pala è stata attribuita alla bottega di Jacopo Tintoretto, con intervento precipuo del figlio Domenico, un protagonista del tardomanierismo veneziano. Questo dipinto era in origine collocato sopra l’altare maggiore della scomparsa chiesa di Sant’Antonio Abate annessa al convento dei frati eremitani agostiniani. La classica triade dei santi agostiniani è composta da Agostino vescovo, Antonio abate e Nicola da Tolentino asceta.

Tempio Gaspari

È una cappella funebre fatta costruire nel 1866 da Rosa de Egregis Gaspari per accogliere le spoglie del marito Gaspare Luigi Gaspari (entrambi benemeriti filantropi di Latisana) e del loro figlioletto Diodato. Progettato dall’architetto udinese Andrea Scala secondo canoni neoclassici, il Tempio ha una pianta a croce greca con tre absidi circolari ed un pronao tetrastilo ed è sormontato da una cupola emisferica su alto tamburo. Il monumento funebre, collocato sull’abside laterale destra, comprende due pregevoli statue eseguite dallo scultore sandanielese Luigi Minisini (1864). Gaspare è rappresentato disteso sul letto funebre, coperto da una finissima coltre fino al petto; notevole è la resa fisiognomica del ritratto. L’Angelo del Silenzio, ritto in piedi, messaggero di pace e resurrezione, vigila sulla sommità dell’arco sovrastante il feretro. All’estremità dell’arco s’ergono due alti candelabri di pietra con lucerna funeraria. Faceva da ornamento all’altare marmoreo una pala del pittore trentino Ferdinando Bassi (1864) raffigurante il Redentore, sostituita nel secondo dopoguerra da un Crocifisso ligneo dello scultore Giuseppe Scalambrin (1926). Nella cripta riposano i resti mortali dei due coniugi e del loro unigenito morto poche ore dopo la nascita.

Sant'Anna

La chiesa, ubicata nel quartiere di Paludo (Tisanella), è stata costruita per volontà della popolazione, assistita dal volitivo cappellano don Tarcisio Bordignon, su progetto dell’ingegnere Luigi Zatti e del geometra Raffaele Costantini, e solennemente inaugurata il 4 maggio 1958. In seguito ha subito ristrutturazioni ed ampliamenti. Ispirata ad una semplice e geometrica linea architettonica con un lato aggettante, consta di un unico altare, al quale fa da suggestiva cornice una policroma decorazione composta dall’artista latisanese Lionello Galasso. È adornata con tre statue lignee di discreta fattura gardenese offerte da alcuni fedeli (Sant’Anna, Madonna e Sacro Cuore) e con le piccole formelle bronzee di fine rilievo della Via Crucis.

Cappella dell'ospedale

La cappella, inclusa nel complesso ospedaliero di Latisana, è di proprietà dell’ASS N. 5 “Bassa Friulana”. È stata costruita nel 1963 su progetto dell’architetto Luciano Vignaduzzo e del geometra Adelmo Siviero e poi amorevolmente curata dalle benemerite suore francescane elisabettine fino al loro ritiro avvenuto nel 1988. A cella quadrata semplice, con volta a quattro spioventi, ospita un unico altare, che è ornato con due sculture lignee di elevato pregio artistico: l’Immacolata Concezione del sacerdote (poi cardinale) Celso Costantini (1912 ca.) e il Sacro Cuore di Gesù dello scultore gardenese Ferdinand Stuflesser (fine Ottocento). Nella cappella è pure esposta una suggestiva tela raffigurante la Madonna della Cintura, assegnabile a bottega veneta del tardo Cinquecento o primo Seicento, verosimilmente proveniente dall’omonimo altare della scomparsa chiesa agostiniana di Sant’Antonio Abate. All’esterno della cappella campeggia una statua bronzea di Padre Pio di Pietrelcina, plastica opera di mirabile sapienza compositiva realizzata dallo scultore Lionello Galasso (1996).

Madonna della Strada

La chiesa si trova nel quartiere delle Crosere ed afferisce alla parrocchia succursale di Latisanotta. È stata eretta nel 1961 su progetto del geometra Enor Milocco da un comitato di borgatari di concerto con i parroci don Giacomo Baradello e don Danilo Stel. L’intitolazione alla Madonna della Strada evoca un duplice soccorso mariano: la compagnia della Madonna nel cammino spirituale terreno verso la salvezza celeste e la sua protezione per chi è in viaggio. Nel tempo la chiesa ha subito rimaneggiamenti ed abbellimenti. Sul timpano campeggia una suggestiva effigie musiva della Madonna su sfondo dorato, opera dei maestri mosaicisti di Spilimbergo. La semplice aula rettangolare contiene un unico altare, corredato di un delicato simulacro della Madonna e di un Crocifisso, sculture lignee realizzate dall’artista gardenese Ferdinando Perathoner.

(Testo scritto da Vinicio Galasso, con riferimento al suo libro Storia e Arte del Septifanium di Latisana.)